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ANGELO CARTA

SARDEGNA, FONDI PUBBLICI-PRIVATI PER LE CITTA'. Un progetto pilota per la casa è stato varato in agosto dalla regione Sardegna. Si chiama Housing sociale , mira a risolvere i problemi abitativi delle città attraverso la collaborazione di pubblici e privati, per sopperire alle carenze finanziarie che travagliano le amministrazioni locali di questi tempi. Prevede la creazione di fondi immobiliari misti pubblici e privati, l’istituzione di un fondo di garanzia per i mutui a tasso agevolato e la creazione di quartieri biosostenibili capaci di garantire un mix sociale. “È un provvedimento innovativo - ci spiega l’assessore regionale ai lavori pubblici Angelo Carta -. Il bando è uscito ai primi di settembre. Con questo progetto si vuole ottenere uno strumento di rilancio dell’economia ma anche evitare la nascita di quartieri popolari per lasciare il passo a quelli bio-sostenibili, in grado di accogliere diverse fasce di popolazione in termini di età, reddito e professione attuando lo strumento del Fondo immobiliare”.
D. Chi può essere interessato a questo tipo di piano?
R. Tutte le tipologie di società senza distinzione di censo, età, professione. Faccio un esempio: esistono famiglie a basso reddito ma non sufficientemente basso per poter concorrere all’assegnazione dell’alloggio popolare, ma non adeguatamente alto per potersi costruire una casa. Gli offriamo una formula che gli permette di avere una casa in proprietà pagando una cifra più o meno pari all’affitto. Allo stesso tempo occorre invogliare l’imprenditore privato all’investimento, garantendogli una redditività. Nel quartiere bio sostenibile sono fissati i volumi per l’edilizia residenziale e per quella pubblica, sia per gli uffici che per gli altri servizi come i negozi.
D. Finanziariamente, come si può realizzare il progetto?
R. Attraverso i Fondi locali immobiliari ai quali partecipano la Regione, gli Istituti di credito, le fondazioni la Cassa deposito e prestiti.
D. Si tratta di fondi raccolti solo in Sardegna?
R. No, chiunque può partecipare, anche una banca o un imprenditore di altre zone d’Italia: la convenienza è data dalla garanzia di una redditività del 3% sopra il tasso di inflazione minimo. Si vedrà così un’unità di iniziativa tra enti pubblici e privati.
D. Chi può presentare il progetto?
R. Possono essere i Comuni come i privati o le Province, i cui piani saranno esaminati da un’apposita commissione. Potranno così ristrutturare centri storici, riqualificare l’edilizia pubblica. Attraverso i fondi si risolve il problema finanziario. Con questo strumento contiamo di modificare la fisionomia di interi quartieri.
D. Si parla di quartieri biosostenibili, nel disegno di legge. Ma cosa si intende dire con questa definizione?
R. Occorre che i progetti seguano alcuni criteri di ecosostenibilità, non rigidi, attenendosi alle varie tecnologie che nel tempo si presentano.  Alcune indicazioni di base riguardano il risparmio energetico (perciò l’uso dei materiali, il riciclo dell’acqua, l’isolamento termico, gli infissi), la disposizione della costruzione rispetto alla luce, la grandezza delle esposizioni delle finestre, l’aggetto dei balconi.
D. Puntate dunque alla casa a “bolletta zero”?
R. Si, e soprattutto ad una casa che sia anche accessibile a chi non ha un reddito fisso. Il fondo di garanzia dovrà permettere ai giovani con lavoro precario, con contratto a termine, e ai lavoratori stagionali, che difficilmente otterrebbero un mutuo da una banca, di accedere al prestito. Per il giovane garantirà il fondo, dopo aver esaminato il suo caso.
D. Avete già raccolto importanti adesioni?
R. E’ troppo presto per valutare il risultato, il bando è uscito da poco, ai primi di settembre in pratica, ma c’è tempo fino ai primi di novembre. 

 

 

Articolo pubblicato su Case Style RE magazine
numero trimestrale di ottobre 2010

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