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RESIDENZE PORTA NUOVA - Intervista a Manfredi Catella, AD Hines Italia

L’intervento dell’area di Porta Nuova, che comprende i tre cantieri Porta Nuova Garibaldi, Varesine e Isola è l’opera di riqualificazione più grande mai realizzata a Milano ed uno dei più grandi interventi in corso in Europa. Sono previsti investimenti per oltre 2 miliardi di euro. Svilupperà 360mila metri quadrati di nuove strutture con oltre quattrocento residenze, 27 nuovi edifici privati, un parco pubblico di circa 90mila metri quadrati (i Giardini di Porta Nuova) con oltre 1600 alberi, quattromila posti auto tra pubblici e privati; sorgeranno biblioteche, musei, centri espositivi, uffici, centri commerciali, spazi civici e culturali per 20mila metri quadrati. Un’impresa imponente, capofila della quale è Hines Italia (società del gruppo americano Hines, uno dei principali operatori immobiliari del mondo) affiancata da altri investitori, come ad esempio Galotti. Amministratore delegato del gruppo italiano è Manfredi Catella, quarantenne, laurea in economia alla Cattolica di Milano, master al politecnico di Torino in sviluppo urbanistico, advanced Management Degree alla London Bvusiness School, un ricco curriculum di posti di responsabilità in Francia, Stati Uniti, Hong Kong. L’ultimo incarico, prima dell’attuale in Hines Italia, è stato quello di managing director e membro del consiglio d’amministrazione di J.P.Morgan Fleming Asset Management. Un giovane manager che ha però alle spalle generazioni di costruttori. “Sì, mio padre fondò nel 1973 la società Coima, che fra l’altro partecipò alla realizzazione di Zingonia”.
D - Un megaprogetto finalmente avviato. Un grosso investimento col marchio americano. Il texano Gerald D. Hines non è stato intimidito dalle complessità burocratiche che avrebbe dovuto affrontare in Italia?
“Hines era arrivato in Italia per fare investimenti prima del Duemila, ed aveva cominciato ad operare insieme a Coima. Poco dopo creò Hines Italia. Ormai conosceva l’ambiente”
D - Vi siete avvalsi di consulenze esterne?
“Operiamo principalmente con un buon ufficio gestionale che abbiamo creato al nostro interno, composto di tecnici che sanno lavorare con gli amministratori, comprendono le regole e trovano le soluzioni che semplificano il processo. Poi c’è stato anche il supporto di validi e seri consulenti. Ma è stata soprattutto la nostra struttura ad operare”.
D - Quanto tempo ci è voluto per poter cominciare i lavori?
"Il progetto con i piani volumetrici risale al 2005. Se pensiamo che il primo concorso per quelle aree fu indetto da Mussolini, si può dire che ci sia stata una accelerazione. Ma in realtà si è cominciato a parlare concretamente di riqualificazione negli anni novanta."
D - Un cantiere che corre. E’ prevista una data per il completamento del progetto?
“Sì, tra il 2012 e il 2013 sarà completata tutta l’opera”. >
D - Attualmente ci sono oltre 12mila metri quadri di uffici sfitti, a Milano. Non temete che il mercato si riveli sovraffollato, tenendo conto anche delle altre opere in corso in città?
“Noi siamo stati molto attenti al prodotto. Nel caso del terziario la città si è concentrata sulla ristrutturazione di edifici preesistenti. Ma l’efficienza del piano e le caratteristiche delle nuove costruzioni sono tali che permetteranno notevoli risparmi. Così per esempio Unicredit potrà concentrare i suoi uffici oggi decentrati in 28 sedi in soli tre edifici, con un notevole risparmio complessivo. I nostri edifici hanno un’efficienza dell’80 per cento contro il 65-70 % di quelli tradizionali: offriamo una maggior quota di superficie effettiva occupabile, grazie alla razionalizzazione degli spazi, alle minori larghezze dei muri rispetto alle costruzioni più vecchie; inoltre si otterranno risparmi sui consumi energetici del 20-30 per cento grazie alle pompe di calore e all’installazione di 1.250 metri quadrati di pannelli fotovoltaici”.
D - Quante persone sono impegnate in quest’opera? “Nel corso del 2011 arriveremo ad un totale di duemila persone”.
D - Per quanto riguarda la parte residenziale. Si tratta di realizzazioni di grande valore, i prezzi saranno sicuramente elevati. Attorno a quali cifre si aggireranno? In cosa si distingueranno tanto da far ritenere che incontreranno l’interesse degli acquirenti? “Stiamo vendendo appartamenti a 7-10mila euro al metro quadrato con picchi che arrivano sopra i 13mila euro. In dodici mesi abbiamo già venduto per un ammontare totale di 100milioni di euro, cioè il 15-20% della parte residenziale. Ora ci apprestiamo a iniziare il collocamento più intensivo. Il successo dell’operazione è determinato soprattutto dalla qualità del prodotto: basti pensare che i 400 appartamenti sono stati pensati da una squadra straordinaria di architetti italiani ed internazionali: Bernardo Fort Brescia di Arquitectonica, Stefano Boeri di Boeri Studio, Paolo Caputo di Caputo Partnership, Lucien Lagrange di Lucien Lagrange Architects, Munoz e Albin, Matteo Tartufoli di M2P Associati, Cino Zucchi. I sette progettisti hanno ideato le Residenze Porta Nuova componendo diverse tipologie architettoniche: dalle ville urbane agli edifici alti a torre, dalle town home alle costruzioni a corte. Dolce Vita Homes - in collaborazione con Antonio Citterio Patricia Viel and Partners e Coima Image - ha poi pensato alla cura dei tagli delle unità abitative, alle finiture di ogni appartamento e agli interni di tutte le aree comuni degli edifici di Residenze Porta Nuova”.
D - Siete stati molto attenti anche al tema della sostenibilità. Si parla di certificazione Leed (leadership in energy and Environmental Design). Cosa significa sul piano pratico ciò, per chi investe negli immobili? “E’ la certificazione di uno standard applicato in oltre 100 paesi nel mondo che attesta il basso impatto sul territorio e sull’area del cantiere, la presenza di sistemi per il recupero dell’acqua piovana, l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili e locali, l’impiego di materiali naturali, rinnovabili e locali. In sostanza è una garanzia di ecosostenibilità del progetto e di risparmio, sia energetico sia, ad esempio, nei consumi di acqua. Hines ha volontariamente sottoposto tutto il progetto ai severi requisiti richiesti per ottenere la certificazione. Ventisette edifici nostri l’hanno già ottenuta”. 

www.residenzeportanuova.com

 

 

Articolo pubblicato su Case Style RE
numero trimestrale di gennaio 2011

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